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Borgo Medioevale di Canale |
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Non esiste nulla del genere in tutto il Nord Italia. A pochi chilometri dal lago di Garda, il più grande specchio d'acqua dolce d'Italia, esiste un borgo che non ha tempo e non sa invecchiare. Un piccolo agglomerato rurale che racconta storie antiche, di vita vissuta tra i campi, al duro lavoro dei coltivatori di un tempo, quando non c'erano le macchine, quando non c'erano i supermarket. Una vita rimasta identica a se stessa per secoli e che - a differenza di altri luoghi - si è preservata grazie ad un fenomeno distruttivo, l'abbandono delle montagne a favore di una vita più quieta e sicura, quella del fondovalle. Questo è il segreto del borgo medioevale di Canale. Sorge a Tenno, dieci chilometri da Riva del Garda, lungo la strada statale che porta dal Grande lago verso le Dolomiti di Brenta, verso i comprensori sciistici di Madonna di Campiglio. Ogni giorno quella strada è trafficata da migliaia di autovetture. Milanesi, emiliani, veneti che si arrampicano lentamente lungo i tornanti, sognando piste innevate, panorami da cartolina. Passano davanti al piccolo cartello giallo che indica il borgo. Qualcuno si incuriosisce e svolta, si ferma. La maggioranza tira dritto verso la meta, ancora lontana. Ma il borgo merita la sosta. Meriterebbe anche una visita più rilassata, per le peculiarità architettoniche, storiche e culturali che sa offrire. Si diceva del suo segreto. Semplice eppur complesso. Il borgo sorge in una posizione scomoda, vicino alla strada ma lontano dalle comodità del fondovalle. La gente, le famiglie, già nei primi decenni del Novecento ha iniziato ad abbandonarlo. Negli anni della emigrazione (verso la Germania, l'America, ma anche verso le città della pianura Padana) il borgo si è spopolato. Nessuno aveva più la forza, l'energia, la pazienza di coltivare campi sempre in pendenza, di strappare ai sassi e al bosco i prodotti di una terra ricca ma avida, mai generosa. Più comodi i nuovi impieghi nelle fabbriche, nelle vicine cartiere, nei primi alberghi che in riva al Garda iniziavano a creare la nuova economia turistica sulla quale ancora oggi, dopo un secolo, tutto il comprensorio dell'Alto Garda vive. Nel borgo sono rimasti gli anziani, legati sentimentalmente a quelle case fatte di pietra, a quegli avvolti che sembrano proteggere la poca vita che non è fuggita. Gli anni più difficili sono quelli del Dopoguerra. A Canale rimangono in pochi. Le occasioni di lavoro altrove non mancano, i giovani fuggono da una realtà agricola che non amano. Ma è proprio negli anni Sessanta, quando l'Italia compie il grande balzo del "boom economico", che per il borgo di Canale avviene la svolta, assolutamente inattesa. Invece di essere completamente abbandonato, invece di essere dimenticato, il borgo trova un appiglio nell'arte, nella cultura. |